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Scritto da Gregorio Parisi aprile 3, 2009
Gregorio Parisi

I can’t think of anything to say except…
I think it’s marvelous! Ah ah ah!

Recensire The Dark side of the moon. Eh, fosse facile.

Mi rendo conto di quanto un album mi piaccia quando provo a commentarlo per iscritto. Non è un blocco mentale, quanto più invece uno sfrenato desiderio di accuratezza, di perfezionismo anche nei minimi dettagli.

Esattamente quello che mi è capitato prima di cominciare a buttare giù queste righe.

“Come lo comincio? Di che parlo prima? Dico subito che è uno dei tre migliori concept della musica? Introduco già dalle prime righe il mio amore per quest’album? Seleziono le tracce una ad una, parlando del loro splendore da singoli, che rende la loro unione un CAPOLAVORO con ogni lettera maiuscola?”

Beh, alla fine non ho deciso. Forse perché non si può parlare in una sola maniera del disco che per 741 settimane -no, non ho sbagliato a scrivere- è stato in classifica nella Billboard 200, che raccoglie i 100 album più venduti negli USA. Forse perché l’arte non può essere spiegata semplicemente a parole, e The dark side of the moon non ha nulla da invidiare ai quadri più importanti che voi possiate ricordare.

Sì, probabilmente è così. “Ma perché?”, direte voi. Ok, arrivo al punto e vi parlo del disco.

Dopo un’introduzione da manicomio, che rievoca la nascita di un bambino, con suoni che, confondendosi tra di loro, danno vita (è il caso di dirlo) ad un delirio che raccoglie molti elementi dell’album, eccoci alla nascita: Breathe, respiro. Il ragazzo si prepara a vivere, compie le sue prime esperienze, assapora attimi di esistenza terrena e si prepara a ciò che lo aspetta; vivere alla giornata, senza preoccuparsi del domani incombente è anche il messaggio di On the run, pezzo strumentale durante il quale si sentono queste parole (Live for today, gone tomorrow).

Discorso in parte simile per Time, che rappresenta il primo momento statico dell’album. Quanto importa vivere la propria vita al massimo? La morte è davvero ad un passo? Stai sprecando la tua vita nel peggior modo possibile, cioè limitandoti ad esistere e non dando senso a questo dono? Forse anche tu che leggi ti sei di tanto in tanto posto questa domanda. Uno dei pezzi più filosofeggianti che io possa ricordare, con alcuni passaggi da brividi, e con un finale che lascia un po’ l’amaro in bocca (The time is gone, the song is over, thought I’d something more to say), facendo sì che l’ascoltatore si impersoni con Gilmour e company.

Segue la ripresa di Breathe, che apre la strada ad uno dei pezzi più significativi della storia dei Floyd: tocca a The great gig in the sky toccare le corde della vostra anima, adesso. Pensieri sulla morte, legati dalla voce di Clare Torry, che si dice fosse uscita dallo studio di registrazione insoddisfatta della sua performance.

Nulla di più incorretto: disperazione, rabbia, speranza riaffiorante, coraggio traspaiono dalle urla incessanti della cantante in un turbinio di emozioni che sconvolge l’ascoltatore portandolo in un mondo parallelo, laddove non conta più nulla se non vivere.

Segue una critica capitalistica: traccia 6, l’intro di basso è inconfondibile, Money è ora on air. Disse Waters che molte grandi canzoni hanno un testo banale, e questa non faceva eccezione. Sì, l’originalità non è il punto forte del pezzo, ma la sua forza dirompente è indiscutibile: il denaro è la radice di ogni male, ma non stupirti se non ti concederanno un aumento. Critica sì banale, ma che colpisce nel segno.

Colpisce nel segno anche la struggente Us and them, critica feroce alla guerra espressa sotto forma di tristissima ballata. Come ci si sente ad essere soldati, mandati a morire contro il proprio volere? Come si può accettare che un generale, seduto in disparte, decida che il tuo destino è questo?

Beh, più o meno come si può far avanti la follia nella mente di un uomo, di un ragazzo che era cresciuto ponendosi delle domande cui non avrebbe mai potuto dare una risposta concreta. Any colour you like e Brian Damage sono il simbolo della cavalcante pazzia che colpisce il nostro protagonista, che comincia a parlare con un fantomatico lunatico presente nella sua testa, nonostante qualche barlume di semilucidità (got to keep the loonies on the path, bisogna far sì che i lunatici rimangano sani) e invitandolo ad incontrarsi, un giorno, on the dark side of the moon.

Tutto inutile, però. Non esiste una parte scura della luna. La luna è tutta scura. Conclude così questo capolavoro della musica Eclipse, che afferma che tutto ciò che si trova sulla Terra non è che casuale, ma che si è comunque liberi di prendere le decisioni che si credono necessarie, in un’incalzante lista di azioni che l’uomo durante la sua vita può scegliere di compiere.

darkside

43 minuti. Tanto dura uno degli album più belli della storia. Godetevelo. Ah sì, devo essere onesto, ha anche un difetto. Finisce.

Voto: 10/10

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    7 Commenti per “Jumpin’ Greg Flash #4”

    1. david gilmour scrive:

      insomma, ci sono un po’ di inesattezze..

    2. Gregorio Parisi Gregorio Parisi scrive:

      Hmm.. A quali ti riferisci?

    3. Aldo scrive:

      Disco stupendo, ogni volta che l’ascolto è un sogno, bravo greg!

    4. nispa scrive:

      Il disco era molto venduto perchè venivano testati gli impianti stereo delle macchine.

    5. david gilmour scrive:

      La tua recensione è fatta bene, mettiamolo subito in chiaro. Parlare di DSOTM in poco spazio è molto difficile.
      Riguardo le inesattezze: intanto non vedo dove si intuisca che la vita venga intesa come un dono, in Time. I Floyd dicono semplicemente che la gente spreca la sua vita senza accorgersene. La vita come dono è una visione cristiana che qui manca. Ma vabbè.
      Poi, a quanto ne sappia io, Clare Torry non uscì insoddisfatta della propria prestazione, ma disse invece di essere scettica riguardo la riuscita dell’album in quanto, a suo parere, i membri della band erano quasi scazzati e senza grande entusiasmo. SU The Great Gig si potrebbe parlare all’infinito, come ad esempio potrei dirti che è una canzone che parla solo di morte e non di speranza o coraggio. Ma qui si cede all’interpretazione personale e non vado oltre. In Money, la frase da te riportata è un po’ modificata: in realtà Gilmour dice che nonsotante tutti dicano che i soldi sono l’origine di tutti i mali, se ne chiedi un po’ a qualcuno, non te li darà.
      Passando ad Us and Them, non mi sembra che sia una critica feroce. A me sa più di una malinconica e mesta rassegnazione. Un ricordare la morte di qualcuno a causa di una guerra senza senso. Ma non ci vedo rabbia. Assolutamente. Ma forse anche qui si entra nel campo dell’interpretazione.
      Infine Eclipse. Io non ho capito da cosa si evinca che la morale della canzone sia che siamo liberi di agire comunque. E’ l’esatto opposto: tutto quello che facciamo, diciamo, mangiamo, compriamo, amiamo, odiamo, tutto ciò che è sotto il sole soccombe davanti alla luna. La luna eclissa tutto. E la luna rappresenta il non-senso, la pazzia, la morte.
      Scusa se sono stato logorroico.
      Dave.

    6. Gregorio Parisi Gregorio Parisi scrive:

      Ti rispondo anche io in maniera schematica, così da non confondere le idee.
      Anzitutto comunque grazie, ho faticato tantissimo per parlare senza dilungarmi come invece avrei dovuto.. E forse alcune incomprensioni nascono anche da questo.
      Ma andiamo con ordine:
      In Time non parla di dono, quello è un commento che ho fatto io, quindi non hai torto nel dire che nella canzone non ne parla, ma quella era un’ulteriore domanda mia, in aggiunta alle altre.
      Di The great gig in the sky, ti dirò, io ho sempre saputo che la Torry uscì non sapendo neanche se i Floyd avessero apprezzato o meno la sua performance, tanto che poi stettero in causa per un bel po’ a causa del pagamento minimo che ricevette. Io l’ho sempre letta così, da più parti.. Poi se disse anche quello che sostieni tu non lo so. Riguardo l’intepretazione personale d’accordissimo, io l’ho sempre sentita così, ma là dipende da ciò che uno prova ascoltandola, probabilmente.
      La frase di Money l’ho riportata sì un po’ modificata [per farla stare meglio nella recensione, questione solo di.. stile, diciamo. Ordine, forse], ma il significato è quello della citazione originale.
      In Us and them io ci vedo un casino di rabbia, invece! Mista a rassegnazione in parte, ma c’è una buona dose di rabbia nelle parole di un uomo condannato a morire da un’imposizione dall’alto. Magari non esplicita o aggressiva, ma.. c’è, per come la vedo io!
      Su Eclipse la vediamo in maniera un tantino diversa, invece. C’è un riferimento al libero arbitrio [la possibilità di scegliere, "beg, borrow and steal" e anche in molti altri passaggi]. Tu puoi scegliere, ma qualsiasi cosa accada è casuale, l’ho anche scritto. È casuale appunto perché non dipende del tutto da noi, ma da qualcos’altro, cioè dalla luna simbolo di follia. E la follia non è razionale, tutt’altro. La follia è il caso.
      Spero di essere stato esauriente [anche io un po' logorroico, ma vabbè], se non ti convince qualcos’altro sono qui per questo, di’ pure. :D

    7. Giovanna Laganà Giovanna Laganà scrive:

      Per quanto riguarda Eclipse (che mi sta particolarmente a cuore): gli ultimi due versi a mio avviso vogliono dire che tutto quello che è la vita dell’uomo, cioè tutto l’elenco fatto nella canzone, sarebbe esattamente come deve essere perchè è sotto il sole, appunto everything under the sun is in tune, e dal sole illuminato e reso visibile. Ma the sun is eclipsed by the moon, e con questo verso conclusivo il “panorama” viene oscurato e confuso, perchè con l’eclissi non c’è più la chiarezza che illumina il tutto sotto il sole, ma l’irrompere dell’irrazionale. E così l’uomo è soggetto ad errore, fatto che rende la sua vita imperfetta.

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