
Salvatore Ticonosco
Ticonosco Salvatore. No, non è una riconoscenza della redenzione divina con un grossolano errore grammaticale. È il nome di un consigliere dell’Amministrazione Comunale Peloritana. Salvatore … Ticonosco.
Non è un politicante alle prese con le beghe da quartiere o che annaspa (verbo noir nel caso in questione) nei problemi di coalizione.
Niente è scontato, fuorchè il pasticcio di parole che i benpensanti hanno pensato di orchestrare sull’anagrafe del consigliere comunale: in balia come siamo di una guerra d’intenti mediatica su ciò che fa notizia o meno, la vicenda Giletti al “L’Arena” sembra essere uno sciacallaggio in piena regola.
Definire i morti di Giampilieri, come Lamberto Sposini, siori e siori Sposini, di serie B «perchè tutta Italia pensa che abbiano anche avuto colpe, e per questo non dona soldi», spalanca le porte allo sdegno. Sarà che la Questione Meridionale interessa più al Nord che al Sud, ma quantificare con due pesi e due misure la tragedia nel Messinese e il terremoto dell’Aquila ha un retrogusto amaro. Troppo amaro per essere vero.
Tant’è che le scuse divengono di ordinanza. Per qualcosa di molto più sobrio, Venditti ha smosso mari e fiumi (sempre più tetro umorismo) per chinarsi all’inveire calabro, financo la beffa richiesta di perdono attraverso i microfoni delle Iene, tutto peperoncino e soppressata.
A quanto pare Massimo Giletti, campione di savoir faire solo verso le belle donne, per fare altrettanto si è avvalso della facoltà “telefonica”. Sì, non dell’onestà intellettuale né di quella professionale, con la debita presenza in mezzo busto e telecamera sparata in fronte a chiedere venia a gogo.
Nient’affatto, tutto risolto con una telefonata al diretto interessato, come se Salvatore Ticonosco parlasse a titolo personale, che la sua fosse solo una elubrazione da politicante di quartiere e non di rappresentante di 250.000 anime: manco fosse, insomma, un assassinato del Pdl che vede un’amministrazione frustrata da colpe inconfessabili di lacune e assenze croniche sul territorio.

Massimo Giletti in una puntata de "L'ARENA" (fonte Internet)
Finirà come dall’altra sponda dello Stretto, con il prima virile e poi vile Scopelliti, in un caffé romano a tarallucci e vino col cantautore romano? Ad una Messina flagellata nel corpo e nello spirito, ad una Messina in psicosi ogni qual volta la pioggia cade giù, basterà qualche parola sussurrata da una cornetta torinese ad una peloritana?
E c’è da domandarsi: sarà affidato ancora a Klaus Davi, « signore di cui sconosco il nome, vestito di bianco a festa e lucido fresco di gel », come pittorescamente lo definisce il consigliere di maggioranza del Comune di Messina, il compito di informare sulla rete ammiraglia di mamma RAI?
L’orgoglio è ferito. La spada sguainata è stata già riposta nel fodero. Dal « Perchè Dio ha fatto la Calabria!? » al « Questa tragedia non ha mosso il cuore degli italiani, è una tragedia di serie B … » il passo è breve.
Ora delle due, una: o la Città si costerna, s’indigna ma non getta la spugna con gran dignità, anzi fa valere i suoi diritti senza perdersi sempre nelle recriminazioni del “si poteva fare, si poteva evitare” da terremotati cronici, oppure Lei, la Città, resta indifferente e tutto scivola via, tanto si sa è una bolla di sapone. La conosco, dicono i soliti benpensanti ridacchiando.
Allora avrà ragione Salvatore Ticonosco a concludere, con l’acuta e nostalgica ironia sicula, che è tutto “ciatu persu”.
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