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Scritto da Antonello Vendetta novembre 22, 2009
Antonello Vendetta

6fantasy-06La storia che sto per raccontare non ha un titolo, ho iniziato a scriverla così, quasi per gioco, e a lungo andare mi ha un po’ appassionato: da qui l’idea di condividerla con voi! Sono aperto a suggerimenti o quant’altro, anche perchè, attraversando il classico periodo di vuoto espressivo, ho lasciato la narrazione un po’ a metà. Nel frattempo pubblicherò il racconto fin dove è stato partorito, a piccole tranches per non tediarvi più di tanto. E ripeto fino allo sfinimento: ogni vostro consiglio o commento sarà per me preziosissimo. [PS dovrei anche provvedere per caricare la una mappa dei luoghi che ancora deve peraltro essere disegnata..vedremo..] Ed ora, vai con la storia.

<————————————————————————————————————————————————>

Gente semplice, quella del sud. Si manteneva e tirava avanti con l’agricoltura, sperando nella benevolenza di Pelor, che avrebbe deciso se i raccolti delle varie annate che si susseguivano stancamente in questa era del mondo sarebbero stati abbondanti o meno; ogni tanto si vedevano briganti, ma le loro scorribande nella mezzaluna verde della regione dell’Estagund, piena di fattorie, erano sporadiche, ed i tentativi di furto erano rari, poiché si aveva la consapevolezza che ciò che dava la madre Terra fosse tutto quel che si potesse desiderare. Ogni tanto però accadeva che bande di sgherri e di lestofanti imperversassero in queste zone, evitando i servizi di ronde notturne creati apposta per contrastarli, alla ricerca di cesti di ortaggi, prosciutti o addirittura capi di bestiame.

Il settore principale di sostentamento era quindi rappresentato dall’agricoltura; poi c’erano i pescatori (poiché bisogna specificare che le fertili pianure dell’Estagund si affacciano nel mare di Fornast, dimora di infinite specie di creature marine, le più svariate), i quali vivevano di pesca e di commercio ittico; solo pochi di essi erano ricchi abbastanza da divenire armatori di grossi navi mercantili o proprietari di battelli per il trasporto per le vicine isole dell’Arcipelago di Nielmas.  Ma era davvero raro trovare gente ricca, a Sud; nativa, quantomeno. I ricchi generalmente provenivano dalle grandi città del nord, fiutando affari in zone prevalentemente da sfruttare, cosicché ciò fa dell’ Estagund una terra di gente principalmente semplice. Semplice, per l’appunto.

La giornata di un Estagundiano si basava sul duro lavoro, nei campi come sul mare, lavoro che conosceva poche soste; di solito i giovani seguivano le orme dei genitori, continuando le loro mansioni, e solo pochi fortunati riuscivano ad iscriversi all’unica scuola presente sul territorio: figli di gente ricca, giovani ereditieri, perlopiù viziati, snob o arroganti, che la frequentavano più per non essere tra i piedi dei genitori che non per altre ragioni; ed i maestri in genere non faticavano molto a comprenderlo, ma del resto venivano pagati 5 monete d’oro al giorno, ragion per cui avevano l’obbligo di farci il callo!

Tuttavia, uno di essi, che si chiamava Datamar, era diverso; egli aveva sete di conoscenza, sete che i maestri non riuscivano mai a placare, poiché egli aveva sempre domande, sagaci quanto penetranti; essi ne erano contenti, e spesso e volentieri il giovane rimaneva ben oltre l’orario normale di scuola per ascoltare i racconti epici delle ere passate, cosicché la sua voglia di apprendimento dell’ancestrale e dell’arcano si accrebbe. Tra i maestri vi era un vecchio e saggio stregone, con cui Datamar stabilì da subito un rapporto particolare di affetto misto a riverenza; ogni volta pendeva dalle sue labbra, ed il saggio gli raccontava le peripezie del passato, le vicende di Pelor, e tantissimo altro. Datamar non era attirato dall’agricoltura; sentiva in lui qualcosa di diverso; passava molto tempo a camminare nei boschi, meditando e meditando, a volte scostando cespugli alla ricerca di creature strane o addirittura elfi!

Suo padre, Serat, era fiero di lui, poiché sentiva che era diverso dagli altri, e se ne rese conto una sera. Era circa mezzanotte e Datamar si svegliò di soprassalto, avendo udito delle urla; uscì immediatamente di casa e vide che dei briganti avevano minacciosamente accerchiato suo padre, armato solo di un forcone arrugginito.

Non seppe mai spiegare cosa successe, ma in lui crebbe un moto di rabbia e, per magia, dalla sua mano venne fuori un dardo luminoso e fluorescente, che squarciò l’oscurità notturna e che saettò a qualche metro dai banditi, i quali se la diedero a gambe. Serat guardò suo figlio in silenzio per molto tempo, come se sapesse qualcosa e non volesse parlarne, poi entrarono entrambi in casa. Datamar rimase scioccato da ciò che aveva fatto e ne parlò al suo vecchio maestro, che se ne compiacque; Datamar allora gli chiese di insegnargli quanto più poteva, e per molti mesi egli imparò dal vecchio stregone alcuni incantesimi e svariate conoscenze arcane ed ancestrali; all’età di 15 anni conobbe Drym, un druido, figlio di alcuni contadini che si erano da poco trasferiti nell’ Estagund. Si incontrarono per la prima volta all’Osteria dei Sargassi, l’unica locanda di quella striscia di terra sul mare; essa rappresentava infatti il crocevia di molti mercanti, avventurieri, giramondo, e forestieri vari, che qui alloggiavano per rifocillarsi e per riposarsi dai lunghi viaggi. L’osteria, inoltre, costituiva l’unico svago degli Estagundiani, il quale lì si incontravano per bere dell’ottima birra di malto raccontando agli amici se fosse stata o meno una giornata produttiva. Ma, nei periodi delle fiere regionali, il maggior interesse era catalizzato proprio dai forestieri, i quali dilettavano quella gente così semplice e credulona con grandi racconti; ed erano racconti di gesta eroiche, di guerre, di grandi eserciti, di ricerche di tesori custoditi da mostri leggendari, di sfide di maghi: tutto faceva gola, e Datamar si ritrovava spesso in prima fila ad ascoltare con sommo interesse gli eventi del resto del mondo, a volte compiacendosi con sé stesso quando si raccontava qualche aneddoto che già conosceva bene o di cui aveva sentito parlare. Come detto, qui incontrò Drym, ed essi strinsero subito amicizia. Questi era un giovanotto fiero e forte, ed aveva coraggio da vendere; durante una battuta di caccia effettuata insieme, era riuscito perfino ad addomesticare un lupo senza necessità di ucciderlo, ed il lupo gli fu grato e ricompensò quel gesto con fedeltà incondizionata: da allora lui e Drym divennero inseparabili. Anche Datamar aveva un animale legato a lui da un forte spirito di empatia: era un gufo delle steppe del Mirtaran, con cui aveva fatto conoscenza durante il suo peregrinare senza meta verso ovest. Il volatile gli si rivelò ben presto più utile di quel che sembrasse, poiché esso riusciva a trasmettergli sensazioni e percezioni, e, col passare del tempo, questo legame si affinò e crebbe.

Fu quando Datamar compì 18 anni che quel mondo cominciò a divenirgli stretto, ed egli provò l’immenso desiderio di cercare avventure, di esplorare nuove terre. Il suo vecchio maestro, ormai in punto di morte, gli aveva detto che era fiero di lui, che ormai era maturo; gli aveva insegnato tutti gli incantesimi che sapeva e tutta la sapienza arcana di cui era a conoscenza, ma lui aveva ancora fame. E il suo maestro gli disse che era pronto per partire, se lo desiderava; lo mise però in guardia, poiché le avventure possono portare a gesta leggendarie ed eroiche ma anche ad una lesta morte senza gloria. Troppe creature spaventose vagavano indisturbate nel mondo, e troppe cose oscure erano in atto in quei tempi: non sarebbe stata una passeggiata, in fondo.

A Datamar brillavano gli occhi, il giorno che lo disse a suo padre; Serat, tra l’altro, non glielo proibì: aveva percepito qualcosa di speciale in suo figlio ben prima di quella strana notte,  e si era rafforzata in lui la consapevolezza che la vita di suo figlio non era nei campi, ma lontano da lì. Divenne taciturno e silenzioso Serat in quei giorni, poiché sapeva che Datamar sarebbe andato via, anche se non sapeva quando: da un momento all’altro, probabilmente.

Serat non era il vero padre di Datamar; aveva folti capelli biondi leggermente spruzzati di grigio, occhi marroni grandi e stanchi, scavati in una faccia rugosa ma che trasmetteva tanta semplicità e saggezza allo stesso momento; Serat aveva inoltre il classico fisico da contadino, basso e tarchiato con la pelle scura figlia delle infinite giornate passate a sudare sotto il caldo sole del sud. I veri genitori Datamar non li aveva mai conosciuti, poiché lo avevano lasciato a Serat quand’era ancora un bambino: solo qualche sbiadito ricordo ogni tanto lo riconduceva ad essi, durante una delle sue numerose peregrinazioni nei boschi dell’Estagund, ma una pallida luce offuscava i loro volti, e lui non riusciva a vederli, nè riuscì mai a sapere chi fossero e perché fossero spariti. Neanche Serat sapeva molto, tant’é che Datamar l’aveva interrogato spesso, ma invano.

Serat in quei giorni lo guardava con tristezza, perché ne percepiva la sua splendida aura, ed in quei giorni pareva che la grazia di Pelor fosse ricaduta su di lui: Datamar si levava in altezza, superando il metro e ottanta; aveva i capelli castano scuro che gli ricadevano su una faccia sveglia ed arzilla, e gli occhi azzurri rivelavano una profonda sapienza ed un carisma fuori del comune; Serat e il maestro lo avevano visto crescere e diventare saggio, anche troppo per un ragazzo di 18 anni. Il fisico magro ma robusto gli conferiva molta destrezza, ed egli era anche in grado di maneggiare armi leggere. Una delle tante abilità che aveva affinato da suo padre e dal suo maestro era rappresentata dall’artigianato semplice, cioè dalla capacità di fabbricare senza difficoltà armi, frecce, scudi e molto altro. Sì, in fondo, era pronto.

Un pomeriggio di aprile, lui e Drym si incontrarono all’Osteria dei Sargassi per iniziare ad indagare sull’eventuale posto da cui partire per la loro avventura. Drym lo attese seduto al loro solito tavolo; egli era un druido, come detto, ed amava la natura a tal punto da sentirsi un tutt’uno con essa; adorava bestie, uccelli, ed anche lui era spinto da una profonda sete di conoscenza  di nuove creature e nuove razze: lo stesso fuoco di curiosità per l’esterno ostile bruciava in loro. Drym era alto quasi quanto Datamar, ma era più massiccio; aveva occhi castani con cui percepiva la bellezza della natura, e capelli bruni più corti del suo amico stregone. Appariva meno carismatico ed aveva sicuramente meno charme di Datamar, ma era un ottimo osservatore, ed era molto astuto, anche se il raggiratore del gruppo rimaneva lo stregone. Era molto devoto ad Obad-Hai, dea della natura, ed ella a sua volta lo proteggeva quando poteva, preservandolo dai pericoli e conferendogli una gran forza, maggiore di quella di Datamar, che però compensava con le sue arti magiche.

Drym stava conversando con un forestiero, un cencioso uomo che aveva tutta l’aria di venire dal nord. Quando Datamar li raggiunse, l’uomo, vedendo il neo-arrivato smise di parlare, studiandolo, gli occhi negli occhi: trovò calore e curiosità e ne fu a sua volta incuriosito.

<<Vieni dal nord, vero? Io sono Datamar, molto piacere di conoscerti>> disse lo stregone tendendogli la mano. L’altro gliela strinse.

<<Il mio nome è Euwian. Vengo da Navatari, una città situata a nord di Bergast; stavo raccontando al tuo amico che noi abitanti di laggiù l’abbiamo abbandonata perché i Tiefling l’hanno attaccata, radendola al suolo senza alcuna pietà: hanno massacrato donne, vecchi e bambini, e noi uomini eravamo troppo pochi, deboli ed impauriti. Siamo fuggiti a sud, cercando riparo a Bergast o nell’ Estagund. Anche a Bergast vi sono state all’opera cose misteriose di recente; l’antica via che collega le città ormai non è più sicura, e creature malvagie imperversano ovunque al nord>>

<<Cosa è accaduto a Bergast?>> domandò Datamar.

<<i Tiefling hanno tentato un’invasione, ma sono stati respinti; ciò non ha impedito loro di attaccare e saccheggiare il tempio di Pelor>>

<<Davvero?>>

<<Sì, ma so che sono comunque stati sconfitti. La strada che porta a Bergast è poco sicura, come ho già detto; il nostro convoglio è stato spesso attaccato da quei maledetti mezzidemoni e da altri animali selvatici>> raccontò l’uomo.

Datamar e Drym si intesero con uno sguardo: sarebbero andati a Bergast a cercare di capire cosa diavolo stava succedendo.

<<Bene. Grazie mille delle informazioni. Dove siete diretti?>> chiese Drym.

<<Stanotte io e la mia gente prenderemo un battello che ci condurrà lontano da qui, oltre l’arcipelago di Nielmas; ci recheremo nell’isolotto di Graendil. Lì vivremo in pace, se Pelor vorrà accordarci questo piacere>>

<<Ah, bene; laggiù dovreste trovare ciò che cercate; credo che noi invece raggiungeremo quanto prima Bergast>>gli rivelò Datamar.

<<Siete ben equipaggiati? Avete armi? Io qui fuori ho un carretto con armi, forse potreste trovare qualcosa di utile per il vostro pericoloso viaggio>>

<<Facci vedere quello che hai, allora>> gli disse Drym.

L’uomo annuì e si alzò dal tavolo, seguito dai due amici. Fuori c’era un bel tramonto, e la gente cominciava ad affluire nella locanda, di ritorno dai campi, o dopo una giornata passata in mare. Videro un carretto parcheggiato di fronte l’entrata, a cui era ancora legato un cavallo bianco che brucava della biada accatastata lì accanto. Dopo varie contrattazioni sui prezzi, Datamar acquistò un arco corto ed una faretra piena di frecce, mentre Drym preferì comprare una solida armatura di cuoio ed una mazza denominata “Morning star” (letteralmente “stella del mattino”), che terminava con una palla di ferro chiodata, il cui effetto, se si fosse vibrato un colpo, sarebbe stato devastante per il nemico, a meno che questi non avesse corazze o armature appropriate; ma il braccio di Drym era lungo e vigoroso, e con le frecce o con gli incantesimi a distanza di Datamar rappresentavano un osso duro per chiunque, anche se non sapevano a cosa stavano andando incontro. I due si congedarono da Euwian augurandogli le migliori fortune, e si diedero appuntamento alla locanda la mattina dopo per partire per l’attesissimo viaggio.

E fu così che partirono, con poche provviste, con le loro armi e con i loro inseparabili amici: il gufo Kluk e il lupo Werth.

Percorsero l’antica via che conduceva a Bergast, una vecchia strada sterrata utilizzata da carri e calessi, guardandosi intorno e studiando il territorio; ad est ed a ovest la vegetazione si presentava alta e monotona, e pochi erano gli animali, e tutti indugiavano a brucare erba o a cercare prede più piccole prima di fuggire lontano a est o a sud; ma mai verso nord. Kluk li precedeva volando ad una distanza di circa un chilometro e mezzo, pronto a trasmettere qualche allarme su eventuali nemici a Datamar; poi, un po’ più avanti rispetto a loro, camminava Werth, fiutando tracce ed odori, ed a seguire i due ragazzi, guardinghi e silenziosi. Non era ancora mezzogiorno, ed il sole caldo li convinse a fermarsi per bivaccare; circa un’ora dopo però qualcosa ruppe quella tranquillità; mentre erano accampati infatti, il gufo trasmise a Datamar sensazioni di paura.

<<Kluk mi ha riferito che c’è qualcosa, Drym. Laggiù, in direzione di quella radura. Avviciniamoci lentamente e vediamo che diavolo è>>

<<Sì, ma mando poco più avanti il mio lupo, vediamo che cosa può dirmi di più>> rispose il druido. Cominciarono a strisciare, ampiamente coperti dall’erba, attenti a non fare alcun rumore indesiderato.

<<Werth dice che sembrano umanoidi, o almeno quello è l’aspetto. Magari saranno altri forestieri diretti alla locanda. Tu che dici?>> chiese Drym.

<<Improbabile, Kluk non ne sarebbe rimasto inquietato; e poi non credi che, se fossero stati altri profughi o mercanti, sarebbero passati dalla via principale? Qui invece non vedo calessi o cavalli. No, Drym, percepisco che non sono umani>>gli rispose lo stregone.

<<E allora? Sono nascosti dietro quei cespugli alti, li attiriamo fuori?>>

<<Buona idea>> annuì Datamar, il quale volse lo sguardo al cielo e prestò orecchio intorno: non si sentiva più alcun volo di uccello o alcun verso di animale. Era sceso uno strano silenzio.

Così si mossero.

Iniziarono a fare fruscii e sentirono dei lamenti strani in tutta risposta. Datamar disse a Kluk di stare riparato dietro le fronde di qualche albero alto, ed il gufo obbedì; poco più avanti a loro c’era Werth, orecchie drizzate e occhi ridotti a due fessure che bucavano la vegetazione; rumori sempre più forti dalla radura, finché, ad una trentina di metri più avanti, si rivelarono, sbucando dai cespugli: erano due Tiefling.

Datamar sapeva che i Tiefling non erano nativi del piano Materiale, e che derivavano dall’unione di uomini e demoni, quindi avevano caratteristiche di entrambi. Si stagliavano davanti a loro con aria ostile. Al posto dei piedi avevano delle zampe che terminavano con degli zoccoli in uso a capre o cavalli, ma il cui colpo avrebbe fatto sicuramente parecchio male. In ogni caso, erano ben armati. Avevano facce umane, se si eccettuava il loro sorriso inquietante con i denti digrignati e gli occhi gialli dalla forma insolitamente quadrata e privi di palpebre ed iridi. Datamar si domandò inizialmente se lì vicino ve ne fossero degli altri, o se i due altro non erano che esploratori isolati, ma spazzò subito via questi pensieri per dedicarsi alla battaglia. I Tiefling corsero verso di loro con le loro armi in pugno: brandivano degli stocchi e dei rudimentali scudi di legno: sicuramente non appartenevano alla fanteria pesante. Drym vibrò un colpo poderoso con la sua Morning star contro il mezzodemone più vicino, che stramazzò morto a terra. L’altro, però, riuscì a ferirlo lievemente con un attacco di opportunità. Lo stregone allora gli scagliò contro un fiotto d’acido, che però lo colpì di striscio, procurandogli una ferita superficiale: del sangue giallo parve zampillare all’altezza del fianco della creatura. Poi fu il turno di Werth: in un lampo di rabbia, il lupo assalì il Tiefling rimanente azzannandolo all’altro fianco e procurandogli un’altra vistosa ferita, che lo fece cadere a terra dal dolore. Drym si avvicinò e finì il loro nemico con un forte colpo con la sua mazza sulla testa.

<<Stai bene?>> domandò Datamar. Il druido annuì e gli domandò: <<cosa diavolo sono questi esseri?>>

<<I famosi Tiefling di cui ci parlava il mercante che abbiamo incontrato ieri. Frughiamogli addosso per vedere se troviamo qualcosa che potrà farci comodo>>

Fu così. I mezzidemoni erano sufficientemente equipaggiati: oltre allo stocco ed allo scudo di legno, indossavano un’armatura di cuoio borchiata, più solida di quella di Drym,. Il druido prese tutto l’equipaggiamento di uno di essi, lasciando l’armatura di cuoio: adesso era sicuramente più protetto di prima. Datamar si concentrò ed individuò qualcosa di magico in uno dei due cadaveri, che raccolse con somma curiosità: una pergamena. La srotolò e trovò che essa conteneva due incantesimi che gli sarebbero stati utili: uno permetteva di frastornare il nemico in un eventuale scontro, mentre l’altro l’incantesimo si chiamava “mani brucianti”, e consentiva, a chi lo effettuava, di produrre un getto di fuoco provocando enormi danni a cose o creature indesiderate. Entrambi erano però usa e getta, ossia Datamar poteva usarli solo una volta: così diceva la pergamena. Faceva comunque comodo, ed egli decise di prenderla con sé. Erano quasi le due di pomeriggio quando si rimisero in cammino, poiché Bergast distava  solo mezza giornata da loro. Non incontrarono più nemici, solo qualche cervo, molto di rado; poi neppure quello, perché adesso la vegetazione era molto bassa, ed essi si sentivano scoperti. Erano le 22 quando arrivarono alla regione collinare sulla quale si ergeva la città. Datamar si arrampicò sulla prima collina che trovarono, e da lì scrutò l’orizzonte; si intravedevano le luci della città, situata su una vicina collina: Bergast era vicina. Decisero comunque di accamparsi ai piedi del primo promontorio che ritennero sicuro, almeno entro un perimetro di un chilometro e mezzo. Drym preparò qualche incantesimo che aveva imparato e poi si mise a pregare, e dopo una cena frugale a base di pane raffermo e formaggio, si mise a dormire per recuperare le forze, mentre Datamar montava il turno di guardia, con Kluk che volava intorno, dopo essersi rifocillato anch’egli, e con Werth che dormiva accanto al druido…….[CONTINUA]…

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