Da oggi, grazie all’accordo Google-MiBAC, sarà possibile accedere a raccolte di opere dei più grandi scrittori, scienziati, pensatori e intellettuali italiani. Siglato dopo 9 mesi di trattative, si tratta della prima collaborazione tra il gigante di Mountain View e il ministero dei Beni e delle Attività Culturali, per la condivisione di volumi sul web. Un milione di testi non coperti da copyright, patrimonio delle biblioteche nazionali, saranno digitalizzati e messi a disposizione del grande pubblico, su Google Books. E’ un primo e importante passo per la realizzazione di una biblioteca universale. Come ha commentato Nikesh Arora, presidente di Global Sales Operation & Businnes Development di Google, il web è ancora troppo anglosassone: “Bisogna dare spazio ad altre culture e rendere disponibili su Internet opere di lingue diverse dall’inglese, già tradottosi negli accordi presi con otto paesi non anglofoni”.
Non a caso, uno dei paesi coinvolti sarà l’Italia, detentrice di un cospicuo patrimonio culturale.
Gli obiettivi principali dell’accordo, come ha sottolineato Mario Resca, Direttore Generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale, sono due: la conservazione e la tutela di testi di grande valore e la diffusione nel mondo del nostro grande patrimonio culturale. “Attraverso Google, -dichiara Resca- possiamo fare dei nostri libri un biglietto da visita della cultura italiana e spingere molti visitatori ad approfondire la conoscenza della cultura italiana venendo a visitare di persona il nostro Paese”.
A pensarla diversamente e scatenare proteste, sono le associazioni editoriali, non solo italiane, ma anche tedesche, austriache e svizzere, che hanno presentato alla Corte di New York le proprie obiezioni. Marco Polillo, il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), spiega che il Settlement, l’enciclopedia britannica online, prevede che Google possa digitalizzare e vendere in diverse forme le opere fuori commercio, se registrate nel Book Right Registry, senza l’autorizzazione degli aventi diritto. “Le obiezioni presentate – ha aggiunto Polillo – non significano che gli editori italiani sono contro il futuro e l’innovazione:
siamo contro ciò che non li rispetta!”
Per avere un’idea delle opere che saranno incluse nel progetto, basti pensare che, oltre a famosi testi letterari (Dante, Petrarca, Boccaccio, ecc…), saranno digitalizzate anche rare opere scientifiche del XVIII Secolo e dell’Illuminismo, opere illustrate e litografie di ogni epoca, rare prime edizioni di opere del XIX Secolo, opere di Giambattista Vico, Keplero e Galileo Galilei, erbari e farmacopee del XIX Secolo.
Entro due anni sarà completata l’attività di catalogazione dei volumi scelti. La successiva digitalizzazione sarà a carico di Google, che allestirà in Italia lo scanning center, ovvero il “quartier generale” dell’operazione.
Avrà poi inizio la vera e propria digitalizzazione, che dovrebbe permettere l’acquisizione di 10 testi al giorno, grazie a una ventina di postazioni appositamente approntate.
Riuscirà questa innovazione a risolvere almeno in parte il problema del “digital divide”?
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