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Scritto da Daniele Ingemi marzo 18, 2010
Daniele Ingemi
La lunga stagione invernale, ormai giunta quasi agli sgoccioli sotto l’aspetto astronomico, sarà ricordata come una delle più piovose di sempre nell’Italia centro-meridionale, almeno dagli ultimi decenni fino ad oggi.

Se in termini di freddo e nevosità la stagione ha rispettato, secondo le tradizionali medie trentennali, i normali standard di un inverno tipicamente mediterraneo, con pochissimi eccessi in merito, sotto l’ambito degli episodi perturbati e delle precipitazioni più volte si è rasentato il carattere dell’”eccezionalità”, senza alcuna esagerazione.

Dall’inizio dell’autunno fino ai primi giorni di Marzo il transito di intensi sistemi frontali e profonde aree depressionarie, di varia origine e provenienza, è diventata una costante per l’Italia, soprattutto per il meridione e le isole maggiori, quasi sempre rimaste coinvolte in prima persona dal passaggio di intense perturbazioni con annesse piogge abbondanti.

Giorno dopo giorno lo sviluppo di queste profonde aree di bassa pressione, quasi sempre precedute da forti e molto umide fasi sciroccali e libecciali, produceva importanti peggioramenti accompagnati da piogge e manifestazioni temporalesche abbastanza copiose.

Ma cosa ha determinato questa “escalation” perturbata sul meridione ?

Prima di tutto gli indici AO (oscillazione artica) e NAO (oscillazione nord-atlantica) fortemente negativi, già dall’avvio della stagione invernale, hanno prodotto una notevole espansione dei tentacoli del vortice polare verso le medio-alte latitudini, con le consequenziali potenti ondate di gelo rivolte al nord-America, Europa e Asia centro-settentrionale, dove l’inverno, come riportato dalle cronache internazionali, ha picchiato in modo duro.

Questo può spiegare, in parte, la rigidità e la grande nevosità di questo inverno alle medie-alte latitudini, dagli USA alla Cina, passando per l’Europa e la Russia.

Quassù, a queste latitudini, difficilmente si potranno dimenticare dell’inverno 2009/2010, dopo tutti i disagi patiti per settimane e mesi interi.

Al contempo sul Pacifico equatoriale l’intensificazione dell’anomalia termica di “El-Nino”, risultato pure un pò più forte rispetto alle previsioni stagionali, ha avuto un ampio risentimento con un importante riscaldamento alle latitudini tropicali.

Il forte “Nino” avrebbe favorito un intenso aumento dei valori termici su tutta l’area sub-sahariana, creando una sorta di grande bolla calda sopra i territori desertici dell’Africa settentrionale, resi più caldi del normale.

Ma ora andiamo nei dettagli.

Ogni qual volta che una irruzione d’aria gelida, in discesa dalla Russia o dalla Scandinavia, invadeva l’Italia, durante lo scivolamento verso sud trovava la resistenza del solito corridoio di aria umida e mite da ovest o sud-ovest, in scorrimento tra il basso Mediterraneo e le coste nord-africane.

La confluenza fra le differenti masse d’aria, quella fredda da nord con quella più calda in risalita da sud-ovest, avveniva proprio sulle nostre regioni meridionali, tra Calabria e Sicilia, ove nascevano imponenti corpi nuvolosi con profonde aree cicloniche cariche di precipitazioni, anche a sfogo temporalesco.

Il proseguo di questo trend perturbato per l’intero periodo invernale ha consentito in questi ultimi mesi l’accumulo di questi “surplus idrici” davvero spaventosi in molte aree di Calabria e Sicilia.

Ad esempio sul messinese, probabilmente una delle zone che ha registrato il maggior apporto pluviometrico, in soli 3 mesi sono caduti quasi 450-500 mm a fronte di una media annua di circa 885 mm (Messina).

Si tratta di un dato di tutto rispetto che purtroppo ha avuto risvolti nefasti per l’intero territorio e le tante comunità che lo abitano.

Tale configurazione potrebbe ripresentarsi a più riprese anche nel periodo primaverile, condizionando a lungo, almeno fino a Maggio, la nuova stagione.

   

frana4

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