Semplice metafora o diretta descrizione? “Plastic beach” rimanda ad un mondo dove possiamo aspettarci tutto e niente,ma è anche sinonimo dei “rifiuti” sonori che ritroviamo nel disco. Il nuovo lavoro dei Gorillaz,progetto che include anche il cantante Damon Albarn (leader dei Blur),segna il loro ritorno dopo 5 anni dall’acclamato “Demon days”. La cartoon band,creata nel 1998 ma divenuta famosa più tardi grazie ai singoli “Clint Eastwood”,”Feel Good Inc.” e “Dare”,ha venduto finora con i primi due album 15 milioni di copie in tutto il mondo e adesso torna alla carica con il terzo capitolo. Creato intorno all’idea dell’isola di plastica (Damon ebbe l’illuminazione proprio vedendo un mucchio di plastica arenato su una spiaggia),il disco presenta 16 tracce (un po’ lungo rispetto agli standard a cui siamo abituati per un lavoro pop) di cui 11 sono dei “featuring”,ovvero ospitano altri artisti: da Snoop Dogg,a De La Soul,passando per Lou Reed,gli ex Clash Mick Jones e Paul Simonon e l’orchestra nazionale araba,i Gorillaz hanno lasciato la porta aperta a chi volesse entrare.
“Volevamo creare un album pop, ma allo stesso tempo provare a far capire alla gente quanto è triste mangiare cibo preconfezionato in packaging di plastica, cercare di scuotere anche il pubblico che guarda X-Factor. Chissà forse non abbiamo creato noi umani la plastica. La Natura ha creato la plastica e vedere come questa talvolta si fonde con la stessa Natura mi da una sorta di ottimismo”.(RockOl) Dalle parole dello stesso Albarn si evince quindi l’intenzione di seguire questa linea per dare vita ad un concept-album dall’atmosfera giocosa,ma che attraverso i suoi mix dia degli spunti di riflessione. Per capire che alcuni suoni,siano essi naturali o artificiali,possono ispirare soprattutto se non sono così scontati. Possiamo leggere il lavoro di questi 4 primati “evoluti” come una protesta diretta alla musica plastificata di oggi? Direi di si. E tutto questo viene presentato come un piatto colorato,gelatinoso e dal sapore forte consistente di ingredienti rock,elettro-pop,hip hop,soul,dance. Non mancano neanche le spezie arabe,contenute in “White Flag”.
Il primo singolo estratto è “Stylo”,un brano funk-pop,il cui video vede Murdoc e soci in fuga prima da un poliziotto,poi da un volto a noi noto come quello di Bruce Willis imperterrito nel farli fuori (il video è una figata,ndr). Da segnalare anche il duetto con Snoop Dogg in “Welcome to the world of the plastic beach”,la calda “Some kinds of nature” cantata con Lou Reed ,”To binge” dal flow orientale e sognante. Entrare in questa natura contaminata non è facile;ogni pezzo ha la sua forza e la sua intensità;non tutti convincono allo stesso modo,ma basta lasciarsi andare e sarà la musica,questa invece incontaminata dagli standard,a segnare un’altra piccola vittoria per i Gorillaz. Proprio come in un viaggio,quest’isola di plastica ci da il suo benvenuto con i primi pezzi (Orchestral Into,Welcome to the world of the plastic beach),ci consiglia di “arrenderci” a quello che ascolteremo (White Flag),per portarci piano piano in “Some kind of nature” fatta di “Superfast Jellyfish” e di “Glitter freeze”(il brano forse più movimentato). Concluderemo il soggiorno con dei pezzi tranquilli come “On melancholy hill”,”Broken”,”Plastic Beach”,”Cloud of unknowing” per venire infine salvati da un “Pirate jet”.
“Plastic Beach non è un disco “verde”. Non è un giudizio sul mondo. E’ solo una fotografia, un altro luogo, un altro modo di vedere la Terra. Questa è la colonna sonora di tutto ciò”.(RockOl)
Voto: 7 e mezzo/10
TRACKLIST:
‘Orchestral intro’
‘Welcome to the world of the plastic beach’ (feat. Snoop Dogg)
‘White flag (feat. Kano & Bashy)
‘Rhinestone eyes’
‘Stylo’ (feat. Bobby Womack e Mos Def)
‘Superfast jellyfish’ (feat. Gruff Rhys e De La Soul)
‘Empire ants’ (feat. Little Dragon)
‘Glitter freeze’ (feat. Mark E Smith)
‘Some kind of nature’ (feat. Lou Reed)
‘On melancholy hill’
‘Broken’
‘Sweepstakes’ (feat. Mos Def & Hypnotic Brass Ensemble)
‘Plastic beach’ (feat. Mick Jones & Paul Simonon)
‘To binge’ (feat. Little Dragon)
‘Cloud of unknowing’ (feat. Bobby Womack)
‘Pirate jet’
(
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